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COMFORT ZONE (se ti trovi in un tunnel, dipingilo)

La Psicologia Comportamentale definisce la Comfort Zone "la condizione mentale in cui la persona agisce in uno stato di assenza di ansietà, con un livello di prestazioni costante e senza percepire un livello di rischio"; un luogo tranquillo e confortevole quindi, in cui ci sentiamo sicuri e protetti. Un nido dal quale gli psicologi ci invitano ad uscire appena possibile per sperimentare, cogliere nuove opportunità e metterci alla prova. 

 

 

Se si decide di studiare lingue, ed in particolare lingue di Paesi tanto lontani geograficamente e culturalmente, si è più che disposti ad abbandonare la propria zona sicura per conoscere persone ed abitudini diverse. Che poi, convivere e vivere scambi con altri popoli è alla base dell'arricchimento personale e sociale, nonostante le tragiche stupidaggini che troppo spesso ascoltiamo sull'argomento.

Fra anni di studio a Venezia e stage in Cina prima e lavori un po' in tutta Italia poi, l'abbandono della zona sicura è stata una costante per me.

Solo che ogni volta la nuova destinazione diventa una nuova Comfort Zone: non c'è luogo, per quanto strano, sgarrupato o complicato, in cui non trovi un angolino piacevole, un bar simpatico, delle persone speciali. Così in pochi giorni le abitudini precedenti lasciano il posto ad abitudini nuove; l'edicola della signora logorroica, l'autobus per arrivare in azienda, la stanza d'albergo o, ancora prima, l'alloggio per studenti bruttarello diventano "la mia edicola", "il mio autobus", "la mia stanza" ad una velocità che ancora mi stupisce. Chissà come viene definito in psicologia questo fenomeno?

 

Con il lockdown è successa la stessa cosa.

Al netto dell'ovvio - a parte il dolore per le morti, per i tanti malati e per la perdita di lavoro generalizzata - ho vissuto il lungo periodo di chiusura come una sorta di viaggio: dopo i primi giorni di sconforto ho esplorato, da ferma, potenzialità che non avevo mai considerato.

Qualcosa sulla tecnologia che vorrei approfondire anche in futuro. Studi che avevo abbandonato.

E qualche impresa "artistica" per rendere più confortevole la casa, che è il luogo sicuro per eccellenza, ma non sempre così piacevole se vi si è costretti in un clima di incertezza totale. Vernici, smalti e pennelli sono stati una costante della fase uno e due.

 

Per la serie, "se ti trovi in un tunnel, dipingilo".

Potrei inserirlo nel Curriculum:

decoratrice di tunnel.

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